Riappropiamoci della Parola di Dio

Il desiderio buono di praticare princìpi e comportamenti insegnati da Gesù ha illuminato la vita di molti nel corso dei secoli, che poi quei molti abbiano avuto o meno riconoscimenti umani per il loro modo di pensare e agire è irrilevante: ciò che importa è riuscire a sopportare ogni sofferenza nell’amore di Gesù. Il fatto che il vangelo di Cristo garantisca ad ogni persona il diritto di diventare figlio di Dio (= avere col Padre una comunione stretta e affettuosa), dovrebbe suscitare la riflessione di quanti ritengono che tale relazione sia monopolio esclusivo di pochi eletti. Il vangelo di Giovanni attesta che la base di una reale comunione col Padre è la fiducia, e la fonte della fede fiduciosa è la parola di Dio espressa nel vangelo. Simili affermazioni inducono  a concludere che mutare, trasformare, trascurare questa parola (in favore di tradizioni e pratiche religiose umane) equivale a togliere alla persona la chiave d’accesso alla conoscenza del Padre, e così privarla inevitabilmente della possibilità di fidarsi di Gesù e di affidarsi a Dio. Per costruire la necessaria fiducia nel Cristo è fondamentale riappropriarsi del valore del testo biblico. Questo per: – imparare a pregare; – imparare a vivere; – imparare ad amare il prossimo; – imparare a vivere in famiglia; – imparare a morire, sperando in Cristo. Per attuare questi propositi buoni sono richieste serietà, riflessione, conoscenza della parola di Cristo, che è l’unica in grado d’offrire la speranza della vita eterna.