L’immagine della Chiesa come un regno chiarisce l’aspetto governativo e le idee di autorità e ubbidienza che la regolano. Le espressioni “regno di Dio”, “regno di Cristo”, “regno dei cieli”, si riferiscono nelle Scritture alla Chiesa.

Dio regna su questa terra tramite Cristo, per questo il regno è chiamato “regno di Dio”; a Lui appartiene e da Lui procede. Cristo è il Re, poiché questa è la volontà del Padre. Egli regna in armonia con questa volontà e sempre a essa sottomesso.

Paolo parla della chiesa come del regno del Suo amato Figliuolo (Colossesi 1:13). “Regno dei cieli” ne indica poi in maniera inequivocabile la natura celeste e quindi spirituale. Non è un mistero che gli Ebrei aspettassero un regno terreno e che gli stessi apostoli avessero la speranza che Cristo fosse il Messia forte e potente che avrebbe restaurato materialmente il trono del padre Davide. Cristo tolse radicalmente questa idea dalla mente dei Suoi discepoli. Non facciamoci ingannare da chi ancora oggi predica un regno futuro (di mille anni) qui sulla terra, affermando che Cristo fallì nella Sua missione e che è un re senza regno. Egli disse: “Il mio regno non è di questo mondo” (Giovanni 18:36), e insegnò che “il regno di Dio non viene in modo da attirare gli sguardi; né si dirà: Eccolo là, o eccolo qui; perché ecco, il regno di Dio è dentro di voi” (Luca 17:20-21). L’apostolo Paolo echeggia queste parole affermando che “il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace e allegrezza nello Spirito Santo” (Romani 14:17). Cristo è stato costituito Re di questo regno: “Egli è stato sovranamente innalzato” (Filippesi 2:9). È illogico pensare che Cristo non diventò re quando ascese al cielo, ma sta aspettando la sua seconda venuta per ricevere questo regno.

Le Scritture insegnano proprio il contrario. Gesù precisò con matematica esattezza l’avvento del regno: “In verità io vi dico che alcuni di coloro che sono qui presenti non gusteranno

la morte, finché abbiano visto il regno di Dio venuto con POTENZA” (Marco 1:9). Prima di ascendere al cielo precisò agli apostoli: “Ma voi riceverete POTENZA quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria e fino alle estremità della terra” (Atti 1:8). Lo Spirito Santo discese con POTENZA sugli apostoli il giorno di Pentecoste (Atti 2). In quel giorno le promesse del Signore trovarono il loro pieno compimento. In quel giorno il regno di Dio entrò nella storia dell’umanità per diventare l’unico rifugio di tutti coloro che amano “la Sua apparizione”.

La chiesa e il regno sono composti dagli stessi individui, senza alcuna distinzione e differenza. I Cristiani sono stati riscattati col sangue di Cristo (1Pietro 1:18-19); la chiesa è stata acquistata col sangue di Cristo (Atti 20:28). Il regno si compone di coloro comprati col Sangue di Cristo (Apocalisse 5:9-10). Ogni individuo redento tramite il sangue di Cristo è membro della chiesa e cittadino del Regno di Dio.

Tutti i Cristiani sono dunque cittadini di questo regno. Paolo scrive: “Egli ci ha riscosso dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del Suo amato Figliuolo, nel quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati” (Colossesi 1:13). Egli afferma ancora nella lettera agli Efesini (2:19): “Voi dunque non siete più né forestieri né avventizi; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio”. La nostra cittadinanza non è dunque di questo mondo ma è celeste (Filippesi3:20) proprio come il regno al quale apparteniamo.

L’indispensabilità dell’appartenenza al regno appare evidente da tutto quello detto fino ad ora. Solo nel regno, infatti, si beneficia della “redenzione e remissione dei peccati” (Colossesi 1:13), si viene cioè a contatto col preziosissimo e insostituibile potere salvifico del sangue di Gesù.

Entrare nel regno è semplice, l’unica condizione che Dio richiede è l’ubbidienza del battesimo (Giovanni 3:5). Coloro che rifiutano di essere sudditi di questo regno diventano cittadini di un’altra “potestà”, quella delle tenebre (Colossesi 1:13).

Esistono soltanto due regni spirituali per le persone spirituali: il regno del Signore e il regno di Satana (1Giovanni 5:19; Matteo 12:30).

Quando pensiamo a questa illustrazione dobbiamo ricordarci che Cristo è il sovrano e che noi siamo i cittadini e come tali abbiamo doveri e responsabilità molto precise verso la “legge perfetta” (Giacomo 1:25) che regola e dirige questo regno.

Il Signore ci invita a vestirci dell’armatura spirituale che Dio dona a tutti i Suoi figli (Efesini 6:10-20) e a combattere senza timore alcuno la nostra battaglia contro ogni forma di ingiustizia e di peccato. Ogni Cristiano è un soldato che ha l’obbligo di difendere con forza e con zelo l’integrità e la purezza della chiesa del Signore.

L’Eterno disse a Israele tramite la voce del profeta Osea: “Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza” (4:6). Oggi più che mai queste parole di Dio echeggiano più tristemente attuali che mai.

Lo Spirito del Signore ci incita e ci esorta a essere fedeli e zelanti: “Combatti il buon combattimento della fede” (1Timoteo 6:12). Ascoltiamolo questo invito che lo Spirito ci rivolge, rimbocchiamoci le maniche e senza timore costruiamo la Sua chiesa in modo che sia veramente “gloriosa, senza macchia, senza ruga o cosa alcuna simile ma santa e irreprensibile” (Efesini 5:27).