“Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore” (1 Corinzi 15:58).

Per cogliere tutta la ricchezza di questo passo, dobbiamo scavare più a fondo, fino a guardare le parole che l’apostolo Paolo, sotto ispirazione dello Spirito Santo, ha scelto nella lingua originale. Questo versetto non è una semplice esortazione, è piuttosto un’affermazione forte e decisa, costruita sulla solida base di tutto il discorso che la precede. Infatti, inizia con una congiunzione che non possiamo permetterci di ignorare.

Perciò” (Ωστε, hōste) è il collegamento logico che lega il ragionamento a questa esortazione. Il capitolo 15 della prima lettera alla Chiesa di Corinto è il più esteso trattato del Nuovo Testamento sulla resurrezione. Tutta la nostra fermezza e la nostra operosità traggono significato e potenza esclusivamente dalla resurrezione di Cristo. Senza quel capitolo, questo versetto crolla miseramente. Con esso, diventa una roccia.

  1. “Perciò” (Ωστε – hōste)

Come detto è una congiunzione conclusiva e consequenziale. Paolo sta dicendo: “Alla luce delle immense e incontrovertibili verità che vi ho appena esposto, state saldi…”. Ma quali verità così decisive aveva rivelato ai Corinzi?

Aveva detto loro…

  • … che Cristo è morto per i nostri peccati, ma è risorto ed è apparso a molti (v. 1-8).
  • …che la risurrezione di Cristo è il fondamento non negoziabile del Vangelo (v. 12-19).
  • Che la risurrezione di Cristo garantisce la nostra vittoria finale sulla morte (v. 20-28, 54-57).
  • Che il corpo risorto sarà diverso da quello che abbiamo ora, sarà un corpo spirituale, glorioso, potente e incorruttibile (v. 35-49).

L’esortazione di Paolo è quindi radicata in una grande realtà. La nostra stabilità non è una questione di forza di volontà, ma di allineamento con la verità incontrovertibile che Gesù è il Signore risorto.

  1. “Saldi e incrollabili

Paolo usa due termini molto decisi per descrivere la nostra posizione in Cristo.

  1. ἑδραῖοι (Edraioi): questo aggettivo deriva da Edra, che significa “sedile, base, fondamento”. Descrive qualcosa che è stabile, ben fondato, costante. È la stessa radice della parola “cattedrale” (kathedra). L’immagine è quella di un edificio le cui fondamenta sono così solide che non possono vacillare mai. È dunque un invito a non essere spiritualmente instabili, emotivamente altalenanti o dottrinalmente vacillanti. La verità di Cristo è unica, solida, immutabile.
  2. ἀμετακίνητοι (ametakinētoi): questo è un termine ancor più forte. È composto da a (alfa privativo, “non”), meta (“dopo” o “cambio”) e kinētos (“mosso”). Significa letteralmente “che non può essere spostato dalla sua posizione”.

Mentre Edraioi si riferisce a una stabilità interiore, ametakinētoi indica una resistenza attiva alle forze esterne. Descrive un soldato che, nella mischia, non cede neppure un solo centimetro di terreno. Il cristiano non può indietreggiare davanti al nemico. Paolo aveva scritto ai Filippesi “io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica” (4:13). In Cristo nulla e nessuno può sconfiggerci, in Lui siamo più che vincitori (Romani 8:37).

  1. “Sempre abbondanti”

La fermezza, tuttavia, non è statica, nello stesso tempo è dinamica e fruttuosa. Paolo usa un verbo meraviglioso: περισσεύοντες (perisseuontes) che deriva da perissos “oltre il necessario, sovrabbondante, esagerato”. Significa “abbondare, eccedere, traboccare, avere in sovrappiù”. Non è un richiamo a un semplice impegno, ma a un’operosità che straripa, che va oltre il minimo sindacale, che è caratterizzata dalla generosità e dall’eccesso di zelo.

E questo abbondare è qualificato da πάντοτε (pantote) – “sempre” per indicare che non può essere un entusiasmo momentaneo ma deve essere una caratteristica permanente, una disposizione costante del cuore. È l’atteggiamento di chi, sapendo di avere una sorgente inesauribile in Cristo decide di dare, servire e amare senza alcun calcolo.

  1. “Nell’opera del Signore”

Questa è la frase che dà direzione e significato all’abbondanza. Non si tratta di essere semplicemente impegnati in mille attività, nemmeno di essere coinvolti in mille buone opere generiche.

ἔργῳ (ergō) significa “opera, lavoro, azione” e implica fatica, impegno, energia spesa.

τοῦ κυρίου (tou kyriou), qualifica questa opera, è “del Signore”, appartiene a Lui, è la sua missione, la sua Chiesa, è l’opera che è svolta da ogni Cristiano per la sua gloria.

Il nostro lavoro ha valore eterno solo nella misura in cui è connesso all’insegnamento di Cristo. È servire nella sua forza, per la sua gloria, secondo la sua volontà.

  1. “Sapendo che la vostra fatica non è vana”

Con queste parole l’Apostolo dà la motivazione che sostiene il tutto. La parola chiave è εἰδότες (eidotes). Deriva da oida, “sapere, conoscere per certo”. Indica che non siamo davanti a una speranza ottimistica, vaga, mutevole ma davanti a una conoscenza certa, a un dato di fatto basato sulla rivelazione e la potenza di Dio.

Questa certezza riguarda la nostra fatica κόπος (kopos). È una parola dura che non indica semplicemente un lavoro, ma una “fatica estenuante, un lavoro svolto fino allo sfinimento”. Paolo riconosce che il servizio del cristiano è costoso, logorante e a volte sembra non portare frutto.

Ma il nostro kopos “non è vano” (kenos). Questo aggettivo significa “vuoto, vacuo, senza scopo, inutile, privo di risultati”. È lo stesso termine usato in 1 Corinzi 15:14 per dire che se Cristo non è risorto, la nostra fede è kenē, vuota, inutile, solo una terribile illusione.

La risurrezione di Cristo prende ciò che il mondo considera kenos (la fatica, il sacrificio, la croce) e gli conferisce un valore eterno.

La garanzia che questo sia vero è la clausola finale “nel Signore” (en kyriō). Queste due parole sono la chiave di volta di tutto il versetto. È “in unione con il Signore”, in connessione vitale con Lui, che la nostra fermezza diventa incrollabile, la nostra operosità diventa abbondante e la nostra fatica più estenuante viene riempita di significato eterno. Fuori da quella unione, tutto è davvero kenos.

  1. Conclusione

Paolo non sta rivolgendo una semplice esortazione. Sta proclamando una verità trasformativa che si basa sulla risurrezione di Cristo.

La nostra posizione è irremovibile solo se poggia su una base che la morte stessa non può scuotere.

La nostra azione è sovrabbondante solo se attinge alla vita inesauribile del Risorto.

La nostra fatica più estenuante non è vuota solo se è redenta e valorizzata dall’unico che ha il potere di dare vita eterna a ciò che è mortale.

Oggi, qualunque sia la nostra fatica, qualunque sia la tempesta che stiamo affrontando, qualsiasi siano i problemi che non riusciamo a risolvere, aggrappiamoci a questa verità. Il nostro lavoro in Lui, la nostra resistenza in Lui, la nostra speranza in Lui non sono e mai saranno invano.