Sento ancora i brividi sulla pelle
«Salve, mi chiamo Remo, ho cinquantadue anni e sono tetraplegico, paralizzato dal collo in giù da quando ne avevo ventinove, a causa di un incidente stradale.»
Con queste parole Remo Molaro, oggi membro della Chiesa di Cristo di Udine, apre il racconto della sua storia nel volume “Sento lo stesso i brividi sulla pelle”.
Prima dell’incidente era un uomo attivo, indipendente, pieno di energia. Amava la velocità, le lunghe giornate in sella alla motocicletta, la compagnia degli amici e il fascino di una vita vissuta senza troppi limiti tra donne e motori, come lui stesso la descrive nelle intense pagine del libro.
Poi, il 14 maggio 2000, cambiò ogni cosa. Remo si ritrovò tetraplegico, completamente dipendente dagli altri per ogni necessità.
Seguirono mesi lunghi e difficili tra ospedali, terapie intensive e centri di riabilitazione. Furono momenti di sofferenza profonda, in cui tutto sembrava perduto.
Eppure, proprio in quella condizione così estrema, qualcosa dentro di lui non si fermò mai: la sua mente, che continuava a correre, come una motocicletta lanciata a tutta velocità, desiderosa di trovare un senso.
Fin da bambino, racconta, la sua forza era nelle mani che, unite al cervello, gli «permettevano di fare un’infinità di lavori e di creare dal nulla le cose più disparate e impensabili».
Fu proprio questa inquetudine a condurlo, passo dopo passo, verso …

Luca 16: 25 -26 «Ma Abramo disse: “Figlio, ricordati che tu hai ricevuto i tuoi beni durante la tua vita e Lazzaro similmente i mali; ora invece egli è consolato e tu soffri. Oltre a tutto ciò, fra noi e voi è posto un grande baratro, in modo tale che coloro che vorrebbero da qui passare a voi non possono; così pure nessuno può passare di là a noi”».
Stando a quello che dicono le persone che appartengono alla mia generazione, le persone nate tra il 1960 e il 1989 sono una generazione particolare. Sono cresciute senza Google, senza smartphone, senza social network, eppure hanno saputo prosperare. Hanno imparato a risolvere i problemi senza scorciatoie, ad aggiustare le cose con le proprie mani, a cadere e rialzarsi senza tutorial. Giocavano con gli amici all’aperto fino a quando si accendevano i lampioni, bevevano dall’acqua del tubo in giardino senza paura di contaminarsi. Conoscevano il valore dell’attesa, del sacrificio, del meritarsi ciò che avevano. Hanno costruito amicizie vere, amori veri, lealtà reali. Hanno imparato il rispetto non solo a scuola, ma dalla vita. Hanno vissuto il mondo prima e dopo la tecnologia, adattandosi a entrambi, senza perdere se stessi. In un mondo che corre veloce, questo equilibrio è raro. La Scrittura ricorda: «Ciò che è stato è ciò che sarà, e ciò che si è fatto è ciò che si rifarà» (Ecclesiaste 1:9).
Nel cuore dell’VIII secolo a.C., un’epoca di prosperità e di sfarzo per i regni di Israele (Nord) e Giuda (Sud), una voce inaspettata squarciò il clima di sicurezza e di opulenza. Non era un profeta di corte, né un sacerdote del tempio. Era Amos, un allevatore di pecore e coltivatore di sicomori, originario di Tekoa, un villaggio arido nel regno di Giuda. Eppure, fu mandato a profetizzare nel ricco e potente regno del Nord, contro la capitale Samaria e i suoi santuari reali.
“Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore” (1 Corinzi 15:58).
Il Premillenarismo è una dottrina basata in gran parte su una interpretazione letterale del libro dell’Apocalisse di Giovanni. I suoi sostenitori prendono da questo libro della Bibbia il linguaggio volutamente enigmatico e lo interpretano o, per meglio dire, lo reinterpretano in senso letterale, costruendovi attorno un intero apparato dottrinale.
anche la nostra Pasqua, cioè Cristo, è stata immolata, Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità” (1 Corinzi 5:7-8).