Pubblicati da gberdini

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SEGUIRE GESÙ

Stando a quello che dicono le persone che appartengono alla mia generazione, le persone nate tra il 1960 e il 1989 sono una generazione particolare. Sono cresciute senza Google, senza smartphone, senza social network, eppure hanno saputo prosperare. Hanno imparato a risolvere i problemi senza  scorciatoie, ad aggiustare le cose con le proprie mani, a cadere e rialzarsi senza tutorial. Giocavano con gli amici all’aperto fino a quando si accendevano i lampioni, bevevano dall’acqua del tubo in giardino senza paura di contaminarsi. Conoscevano il valore dell’attesa, del sacrificio, del meritarsi ciò che avevano. Hanno costruito amicizie vere, amori veri, lealtà reali. Hanno imparato il  rispetto non solo a scuola, ma dalla vita. Hanno vissuto il mondo prima e  dopo la tecnologia, adattandosi a entrambi, senza perdere se stessi.  In un mondo che corre veloce, questo equilibrio è raro. La Scrittura ricorda: «Ciò che è stato è ciò che sarà, e ciò che si è fatto è ciò che si rifarà» (Ecclesiaste 1:9).

Ed è proprio questa capacità di resistere e adattarsi che rende comprensibile anche una scelta profonda come quella di diventare cristiani secondo gli  ordinamenti biblici. Perché seguire Cristo non è una moda né una fuga, ma una decisione consapevole che comporta un grande cambiamento interiore. È scegliere di rimettere ordine nelle priorità, di rallentare quando il mondo corre, …

LA PAROLA: TORRENTE PERENNE CHE SCORRE NEL CUORE DEI CRISTIANI

Nel cuore dell’VIII secolo a.C., un’epoca di prosperità e di sfarzo per i regni di Israele (Nord) e Giuda (Sud), una voce inaspettata squarciò il clima di sicurezza e di opulenza. Non era un profeta di corte, né un sacerdote del tempio. Era Amos, un allevatore di pecore e coltivatore di sicomori, originario di Tekoa, un villaggio arido nel regno di Giuda. Eppure, fu mandato a profetizzare nel ricco e potente regno del Nord, contro la capitale Samaria e i suoi santuari reali.

Il significato del nome Amos è probabilmente “portatore di pesi”. Il tema centrale della sua profezia consiste nella fedeltà al patto di Dio (la Sua Legge) e nella responsabilità del popolo d’Israele alla pratica osservanza di essa.

Amos mette in rilievo il dovere che gli Israeliti hanno di rispettare, con tutto il cuore, il codice legislativo emanato dall’Eterno. La trascuratezza nel presentare una fede vera e vivente e il tentativo di sostituirvi una vuota professione verbale, può solo condurre alla rovina e alla distruzione.

Amos si presenta con una chiarezza disarmante: “Non ero profeta né figlio di profeta; ero un mandriano e coltivavo i sicomori. Ma il Signore mi prese da dietro al bestiame e il Signore mi disse: Va’, profetizza al mio popolo Israele” (Amos 7:14-15). Questa dichiarazione è rivoluzionaria. Sottolinea la sua indipendenza da qualsiasi …

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UNA ESORTAZIONE INCROLLABILE

“Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore” (1 Corinzi 15:58).

Per cogliere tutta la ricchezza di questo passo, dobbiamo scavare più a fondo, fino a guardare le parole che l’apostolo Paolo, sotto ispirazione dello Spirito Santo, ha scelto nella lingua originale. Questo versetto non è una semplice esortazione, è piuttosto un’affermazione forte e decisa, costruita sulla solida base di tutto il discorso che la precede. Infatti, inizia con una congiunzione che non possiamo permetterci di ignorare.

Perciò” (Ωστε, hōste) è il collegamento logico che lega il ragionamento a questa esortazione. Il capitolo 15 della prima lettera alla Chiesa di Corinto è il più esteso trattato del Nuovo Testamento sulla resurrezione. Tutta la nostra fermezza e la nostra operosità traggono significato e potenza esclusivamente dalla resurrezione di Cristo. Senza quel capitolo, questo versetto crolla miseramente. Con esso, diventa una roccia.

  1. “Perciò” (Ωστε – hōste)

Come detto è una congiunzione conclusiva e consequenziale. Paolo sta dicendo: “Alla luce delle immense e incontrovertibili verità che vi ho appena esposto, state saldi…”. Ma quali verità così decisive aveva rivelato ai Corinzi?

Aveva detto loro…

  • … che Cristo è morto per i nostri peccati, ma è risorto ed è apparso a molti (v. 1-8).

CHI HA UCCISO GESÙ?

Introduzione

La morte di Cristo ha ispirato numerose opere cinematografiche, spesso criticate e controverse. Dal lontano “Il re dei re” (film muto del 1927, diretto da Cecil B. DeMille), al “Il Vangelo secondo Matteo” (1964) di Pier Paolo Pasolini, alla controversa “Passione di Cristo” prodotto da Mel Gibson nel 2004, al musical “Jesus Christ superstar” e molti altri fino agli ultimi “The Last Supper” (2025) e “King of Kings” (2025 – animazione).

La domanda Chi ha ucciso Gesù? è una delle più profonde, dolorose e storicamente cariche di tutta la cultura occidentale. La risposta richiede coraggio, onestà intellettuale e consapevolezza.

Si è sempre cercato dei responsabili per la morte del Signore e gli Ebrei sono stati spesso il capro espiatorio. Il loro coinvolgimento nella crocifissione è indubbio ed è stato usato come base per l’antisemitismo, che ha cercato di mettere l’intera colpa per la morte di Gesù sugli Israeliti provocando nel corso della storia atroci persecuzioni contro di loro accusati collettivamente di “deicidio”. Questo atteggiamento è certamente in contrasto con le Scritture e in contrasto con l’insegnamento di Cristo che piuttosto insegna perfino ad amare i nostri “nemici” (Matteo 5:43-45).

Sono Stati i Romani?

Domandiamoci onestamente è stata veramente tutta colpa del popolo d’Israele, oppure anche i Romani hanno avuto una parte rilevante?

Il coinvolgimento delle autorità romane è un …

PREMILLENARISMO

Il Premillenarismo è una dottrina basata in gran parte su una interpretazione letterale del libro dell’Apocalisse di Giovanni. I suoi sostenitori prendono da questo libro della Bibbia il linguaggio volutamente enigmatico e lo interpretano o, per meglio dire, lo reinterpretano in senso letterale, costruendovi attorno un intero apparato dottrinale.

Per capire l’errore di questa metodologia interpretativa occorre comprendere che l’Apocalisse è un libro scritto utilizzando un linguaggio simbolico. Appartiene, infatti a un filone letterario conosciuto come apocalittico, termine che deriva dal greco “apo-calypsis” e significa “svelamento o rivelazione”.

LA LETTERATURA APOCALITTICA

Questa letteratura si sviluppò particolarmente in seno alla cultura ebraica nel periodo che va dal II secolo a.C. al II secolo d.C. e a favorirne la nascita fu la difficile e critica situazione dell’ambiente poli­tico e religioso dopo il ritorno del popolo d’Israele dalla prigionia babilonese (iniziata nel 536 a.C.).

Gli scrittori che si occuparono di tale disastroso momento storico intravidero e profetizzarono nei loro scritti, l’imminente punizione dei persecutori di Israele e la vittoria finale del popolo di Dio. Lo fecero usando un sistema complesso di simboli e figure immaginarie, con lo scopo principale di diffondere speranza e coraggio nei cuori dei perse­guitati.

Questa letteratura così particolare fu molto popolare tra gli Ebrei e tra i Cristiani. Tra le opere di maggior rilievo ricordiamo: “Il Libro di …

Smarrimento e ritrovamento

Dove finiscono le cose del nostro passato? I piccoli oggetti che usavamo solo qualche anno fa, dove sono? E le persone, gli amici di un tempo, dove sono? E dove se ne va il tempo? Qual è lo scopo di tutto? Sono domande suscitate talvolta da fatterelli, talaltra da eventi che capitano nella vita nostra. Il Qoelet (predicatore) propone risposte tendenti allo scetticismo quando scrive:

Per tutto vi è il suo tempo, vi è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo: un tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per piantare e un tempo per svellere ciò che è piantato; un tempo per uccidere e un tempo per guarire; un tempo per demolire e un tempo per costruire; un tempo per piangere e un tempo per ridere; un tempo per fare cordoglio e un tempo per ballare (…). Che profitto trae colui che lavora dalla sua fatica? Io ho visto le occupazioni che Dio dà agli uomini perché vi si affatichino. Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo; egli ha perfino messo nei loro cuori il pensiero della eternità, quantunque l’uomo non possa comprendere dal principio alla fine l’opera che Dio ha fatta (Ecclesiaste 3).

Eternità e incomprensione: tale la visione disincantata del saggio Ecclesiaste. A che pro la vita? Lo stesso pensiero …

SCONVOLGENTE! DIO CI AMA

Chiesa di Cristo Monfalcone

L’amore ha una posizione centrale nella rivelazione del Vangelo. Esso rappresenta il rapporto unico che intercorre fra l’uomo e Dio.

Nella prima lettera dell’apostolo Giovanni (4:8) si legge: “Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore”.

L’amore non è soltanto una delle perfezioni di Dio, ma ne è l’essenza stessa, la perfezione morale che penetra e abbraccia tutte le altre; essa è il più fulgido raggio del Nuovo Testamento.

L’affetto fraterno per raggiungere le alte vette della più eccelsa virtù, deve assorbire, essere intriso, dissetato, rivestito dall’AMORE.

L’apostolo Pietro scrive nella sua seconda lettera (1:7): ” aggiungete alla vostra fede la virtù; alla virtù la conoscenza; alla conoscenza l’autocontrollo; all’autocontrollo la pazienza; alla pazienza la pietà; alla pietà l’affetto fraterno; e all’affetto fraterno l’amore”.

L’apostolo Paolo volendo dare un’idea della suprema perfezione morale dell’amore, lo spiega e lo tratteggia con 14 aggettivazioni qualificanti (1 Corinzi 13:4-7): “L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa”.

Fantastico!  L’amore arriva fino al traguardo dove la vista lo spinge, e anche se vi trova l’opposto …

IL VERO SIGNIFICATO DELLA PASQUA

“Purificatevi del vecchio lievito, per essere una nuova pasta, come già siete senza lievito. Poiché anche la nostra Pasqua, cioè Cristo, è stata immolata, Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità” (1 Corinzi 5:7-8).

Il termine “Pasqua” (ebraico: pesach, lett. passaggio,) deriva dal verbo ebraico pasach, che significa ‘passare oltre’. Siamo al tempo di Mosè, il popolo di Israele è schiavo in Egitto ma Dio ascolta il suo lamento e manda proprio Mosè, che era cresciuto fino a 40 anni con gli egiziani, a liberarlo.

Tuttavia, il Faraone non è d’accordo e non accetta di perdere così facilmente un serbatoio di schiavi. Mosè allora per convincerlo, scatena una serie di piaghe che colpiscono l’Egitto. La decima è la più terribile. Tutti i primogeniti in Egitto sarebbero stati uccisi e affinché l’angelo sterminatore non entri nelle case dei figli d’Israele essi dovranno bagnare con il sangue di un agnello senza difetto gli stipiti delle loro porte.

 La Pasqua vuole proprio ricordare il ‘passaggio’ del Signore oltre le case degli Israeliti. Con una cena particolare (Seder di Pesach), che si consuma seguendo un rituale ben preciso, gli Ebrei celebrano la notte di veglia in onore del Signore che, risparmiò i …

IL FIUME GIORDANO

 Il fiume Giordano è uno dei più famosi fiumi al mondo. Il suo nome in ebraico è Yarden che significa “colui che scende”.

È conosciuto non perché bagni città importanti come il Tamigi a Londra, la Senna a Parigi o il Tevere a Roma, né perché sia uno tra i fiumi più lunghi e navigabili (è lungo solo 350 km), o perché si svolgano su di esso importanti attività commerciali come, ad esempio, il Mississippi negli Stati Uniti.

Neppure è importante perché ha donato fertilità, come il Nilo in Egitto, anzi le sue acque non sono mai state usate nemmeno per irrigare la terra.

Eppure, è famoso per tre importanti ragioni:

  1. La sua particolare caratteristica fisica.
  2. Gli eventi storici ai quali è collegato.
  3. Il significato simbolico che occupa nella vita dei Cristiani.

CARATTERISTICHE FISICHE

Tutti fiumi nascono vicino alle montagne e iniziano la loro discesa verso il mare.

Il Giordano invece nasce da una grande sorgente di acqua fredda che è alimentata dalle nevi del monte Hermon in Libano. Questa sorgente è situata solo pochi metri sopra il livello del mare. L’acqua di questa sorgente e di altre due poste poco distanti si riuniscono insieme e dopo circa 10 chilometri formano un laghetto chiamato nella Bibbia “le acque di Merom” (ora lago Hule), lungo 6 chilometri e largo 5, con …

IL BENE E IL MALE

L’uomo, unico in questo fra gli esseri del creato, possiede totale libero arbitrio e, di conseguenza, piena responsabilità morale. Il problema centrale della sua esistenza, da questo punto di vista, è quindi quello di scegliere fra il bene il male. Se i fanciulli, come la Bibbia sottolinea, ancora “non conoscono né il bene né il male” (Deuteronomio 1:39), man mano che essi crescono si trovano di fronte a scelte sempre più precise, non di rado difficili, a volte foriere di conseguenze indelebili, e devono ricevere e/o trovare dei criteri in base ai quali comportarsi. Vale per ogni uomo quanto espresso da Dio al suo popolo tramite il grande profeta Mosè: “Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male … Scegli dunque la vita…!” (Deuteronomio 30:15.19). Ma come fare a stabilire che cosa concretamente sono il bene e il male? A chi spetta l’autorità di definirli?

Sicuramente l’uomo, creato a immagine di Dio (ossia dotato di un’intelligenza di una coscienza che lo mettono in grado di relazionarsi con l’Onnipotente) può ritrovare nel proprio spirito i principi morali e spirituali fondamentali che fanno parte della personalità del Creatore: la Sacra Scrittura dice infatti che gli uomini possono adempiere “per natura le cose della legge” divina, in quanto questa legge “è scritta nei loro