IL FIUME GIORDANO
Il fiume Giordano è uno dei più famosi fiumi al mondo. Il suo nome in ebraico è Yarden che significa “colui che scende”.
È conosciuto non perché bagni città importanti come il Tamigi a Londra, la Senna a Parigi o il Tevere a Roma, né perché sia uno tra i fiumi più lunghi e navigabili (è lungo solo 350 km), o perché si svolgano su di esso importanti attività commerciali come, ad esempio, il Mississippi negli Stati Uniti.
Neppure è importante perché ha donato fertilità, come il Nilo in Egitto, anzi le sue acque non sono mai state usate nemmeno per irrigare la terra.
Eppure, è famoso per tre importanti ragioni:
- La sua particolare caratteristica fisica.
- Gli eventi storici ai quali è collegato.
- Il significato simbolico che occupa nella vita dei Cristiani.
CARATTERISTICHE FISICHE
Tutti fiumi nascono vicino alle montagne e iniziano la loro discesa verso il mare.
Il Giordano invece nasce da una grande sorgente di acqua fredda che è alimentata dalle nevi del monte Hermon in Libano. Questa sorgente è situata solo pochi metri sopra il livello del mare. L’acqua di questa sorgente e di altre due poste poco distanti si riuniscono insieme e dopo circa 10 chilometri formano un laghetto chiamato nella Bibbia “le acque di Merom” (ora lago Hule), lungo 6 chilometri e largo 5, con …

L’uomo, unico in questo fra gli esseri del creato, possiede totale libero arbitrio e, di conseguenza, piena responsabilità morale. Il problema centrale della sua esistenza, da questo punto di vista, è quindi quello di scegliere fra il bene il male. Se i fanciulli, come la Bibbia sottolinea, ancora “non conoscono né il bene né il male” (Deuteronomio 1:39), man mano che essi crescono si trovano di fronte a scelte sempre più precise, non di rado difficili, a volte foriere di conseguenze indelebili, e devono ricevere e/o trovare dei criteri in base ai quali comportarsi. Vale per ogni uomo quanto espresso da Dio al suo popolo tramite il grande profeta Mosè: “Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male … Scegli dunque la vita…!” (Deuteronomio 30:15.19). Ma come fare a stabilire che cosa concretamente sono il bene e il male? A chi spetta l’autorità di definirli?
Vivremo per sempre sulla terra in un idilliaco Paradiso?
È iniziato il nuovo anno e come ogni volta siamo sommersi dagli auguri. Forse perché non si sa che cosa dire si torna al già detto (buon anno), e si reiterano vecchie formule: anno nuovo…vita nuova! Poi però tutto si rivela vecchio, ripetitivo, scontato. Si spera che il 2025 sarà diverso dal 2024, ma si diceva la stessa cosa del 2024, del 2023 e di ogni anno passato. L’uomo si illude che la sua vita sia eternamente felice, senza alcuna difficoltà e cerca disperatamente l’eterna giovinezza facendo di tutto per evitare di invecchiare. Poi invece si accorge che il tempo passa inesorabilmente e che la vita va avanti anche con tutti i suoi problemi e le sue sconfitte. L’illusione sta nell’arbitrarietà delle suddivisioni temporali. Che cosa finisce davvero il 31 dicembre? Che cosa inizia il primo gennaio? Si tratta di mera convenzione, per giunta sbagliata persino nella datazione, tutti sanno infatti che c’è un errore di circa 4 o 7 anni in meno nel nostro computo degli anni.
L’ultima settima della vita del Signore è stata una settimana molto intensa e piena di eventi. Gesù è salito a Gerusalemme per celebrare la Pasqua ebraica. È stato accolto dalle folle in maniera trionfale, celebrato come un re. È andato nel tempio e ha insegnato mostrando la sua autorità. Si è scontrato con Scribi e Farisei mettendo in risalto la loro ipocrisia e la loro poca fede nel Dio d’Abramo, che pur affermavano di seguire. Poi durante la cena pasquale ha rivelato ai discepoli il destino che lo attendeva, ha lavato loro i piedi insegnando l’umiltà e il servizio e ha istituito il memoriale della cena affinché coloro che lo amano non dimentichino il suo sacrificio e abbiano in loro una profonda riconoscenza che si trasformi in fede ubbidiente. Quindi è stato tradito da uno dei suoi. È stato arrestato, rinnegato da chi diceva di amarlo e avrebbe fatto qualsiasi cosa per lui. È stato processato, ingiuriato, flagellato. È stato condannato a morte da quella stessa folla che lo aveva acclamato solo pochi giorni prima. Infine, è stato crocifisso insieme a due ladroni, trafitto da una lancia, sepolto nella tomba di Giuseppe d’Arimatea.
È difficile parlare di Dio. Immaginare Dio. Ricondurre Dio alla nostra dimensione. Tuttavia, la Scrittura per aiutarci a comprenderne la natura ci suggerisce l’idea della luce. Dio è luce per descriverne la purezza e la santità (Giovanni 1).
“Là sarà una strada maestra, una via che sarà chiamata la Via Santa; (nessun impuro vi passerà) essa sarà per quelli soltanto; quelli che la seguiranno, anche gli insensati, non potranno smarrirvisi. In quella via non ci saranno leoni; nessuna bestia feroce vi metterà piede o vi apparirà, ma vi cammineranno i redenti” (Isaia 35:8-9).
L’incontro tra Dio e l’uomo è un dato fondamentale dell’esistenza ed è stato da sempre fissato all’interno della storia umana.