SCONVOLGENTE! DIO CI AMA

L’amore ha una posizione centrale nella rivelazione del Vangelo. Esso rappresenta il rapporto unico che intercorre fra l’uomo e Dio.
Nella prima lettera dell’apostolo Giovanni (4:8) si legge: “Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore”.
L’amore non è soltanto una delle perfezioni di Dio, ma ne è l’essenza stessa, la perfezione morale che penetra e abbraccia tutte le altre; essa è il più fulgido raggio del Nuovo Testamento.
L’affetto fraterno per raggiungere le alte vette della più eccelsa virtù, deve assorbire, essere intriso, dissetato, rivestito dall’AMORE.
L’apostolo Pietro scrive nella sua seconda lettera (1:7): ” aggiungete alla vostra fede la virtù; alla virtù la conoscenza; alla conoscenza l’autocontrollo; all’autocontrollo la pazienza; alla pazienza la pietà; alla pietà l’affetto fraterno; e all’affetto fraterno l’amore”.
L’apostolo Paolo volendo dare un’idea della suprema perfezione morale dell’amore, lo spiega e lo tratteggia con 14 aggettivazioni qualificanti (1 Corinzi 13:4-7): “L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa”.
Fantastico! L’amore arriva fino al traguardo dove la vista lo spinge, e anche se vi trova l’opposto …

anche la nostra Pasqua, cioè Cristo, è stata immolata, Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità” (1 Corinzi 5:7-8).
Il fiume Giordano è uno dei più famosi fiumi al mondo. Il suo nome in ebraico è Yarden che significa “colui che scende”.
L’uomo, unico in questo fra gli esseri del creato, possiede totale libero arbitrio e, di conseguenza, piena responsabilità morale. Il problema centrale della sua esistenza, da questo punto di vista, è quindi quello di scegliere fra il bene il male. Se i fanciulli, come la Bibbia sottolinea, ancora “non conoscono né il bene né il male” (Deuteronomio 1:39), man mano che essi crescono si trovano di fronte a scelte sempre più precise, non di rado difficili, a volte foriere di conseguenze indelebili, e devono ricevere e/o trovare dei criteri in base ai quali comportarsi. Vale per ogni uomo quanto espresso da Dio al suo popolo tramite il grande profeta Mosè: “Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male … Scegli dunque la vita…!” (Deuteronomio 30:15.19). Ma come fare a stabilire che cosa concretamente sono il bene e il male? A chi spetta l’autorità di definirli?
Vivremo per sempre sulla terra in un idilliaco Paradiso?
È iniziato il nuovo anno e come ogni volta siamo sommersi dagli auguri. Forse perché non si sa che cosa dire si torna al già detto (buon anno), e si reiterano vecchie formule: anno nuovo…vita nuova! Poi però tutto si rivela vecchio, ripetitivo, scontato. Si spera che il 2025 sarà diverso dal 2024, ma si diceva la stessa cosa del 2024, del 2023 e di ogni anno passato. L’uomo si illude che la sua vita sia eternamente felice, senza alcuna difficoltà e cerca disperatamente l’eterna giovinezza facendo di tutto per evitare di invecchiare. Poi invece si accorge che il tempo passa inesorabilmente e che la vita va avanti anche con tutti i suoi problemi e le sue sconfitte. L’illusione sta nell’arbitrarietà delle suddivisioni temporali. Che cosa finisce davvero il 31 dicembre? Che cosa inizia il primo gennaio? Si tratta di mera convenzione, per giunta sbagliata persino nella datazione, tutti sanno infatti che c’è un errore di circa 4 o 7 anni in meno nel nostro computo degli anni.
L’ultima settima della vita del Signore è stata una settimana molto intensa e piena di eventi. Gesù è salito a Gerusalemme per celebrare la Pasqua ebraica. È stato accolto dalle folle in maniera trionfale, celebrato come un re. È andato nel tempio e ha insegnato mostrando la sua autorità. Si è scontrato con Scribi e Farisei mettendo in risalto la loro ipocrisia e la loro poca fede nel Dio d’Abramo, che pur affermavano di seguire. Poi durante la cena pasquale ha rivelato ai discepoli il destino che lo attendeva, ha lavato loro i piedi insegnando l’umiltà e il servizio e ha istituito il memoriale della cena affinché coloro che lo amano non dimentichino il suo sacrificio e abbiano in loro una profonda riconoscenza che si trasformi in fede ubbidiente. Quindi è stato tradito da uno dei suoi. È stato arrestato, rinnegato da chi diceva di amarlo e avrebbe fatto qualsiasi cosa per lui. È stato processato, ingiuriato, flagellato. È stato condannato a morte da quella stessa folla che lo aveva acclamato solo pochi giorni prima. Infine, è stato crocifisso insieme a due ladroni, trafitto da una lancia, sepolto nella tomba di Giuseppe d’Arimatea.
È difficile parlare di Dio. Immaginare Dio. Ricondurre Dio alla nostra dimensione. Tuttavia, la Scrittura per aiutarci a comprenderne la natura ci suggerisce l’idea della luce. Dio è luce per descriverne la purezza e la santità (Giovanni 1).
“Là sarà una strada maestra, una via che sarà chiamata la Via Santa; (nessun impuro vi passerà) essa sarà per quelli soltanto; quelli che la seguiranno, anche gli insensati, non potranno smarrirvisi. In quella via non ci saranno leoni; nessuna bestia feroce vi metterà piede o vi apparirà, ma vi cammineranno i redenti” (Isaia 35:8-9).