I LUOGHI CELESTI
L’espressione “luoghi celesti” si trova solo nella lettera agli Efesini (1:3-20; 2:6; 3:10; 6:12) e indica le realtà trascendenti:
- Benedetti in Cristo di ogni benedizione spirituale (1:3);
- Cristo vi è assiso (1:20);
- Siamo proiettati in essi per effetto del battesimo (2:6);
- Sono la sede di principati e potestà superiori e in essi si materializza il nostro conflitto spirituale (6:12).
Nei luoghi celesti, dunque, il Cristiano trova perdono, redenzione, serenità e comunione con Cristo, ma trova anche un conflitto che è chiamato a combattere e vincere in questa vita con l’aiuto e il supporto del Signore, conflitto che nulla ha a che fare con magie, incantesimi, esorcismi, stregonerie, sortilegi, fantasmi e cose simili che sono condannate già dal Signore per l’infondatezza dei loro presupposti. Satana è più astuto e le sue manifestazioni più pericolose delle superstizioni facilmente contrastabili.
La sede del combattimento è piuttosto la nostra coscienza, il nostro animo, la nostra volontà. È qui che si agitano le forze invisibili del male che cercano di prendere piano piano possesso di noi, ferirci in maniera mortale, e farci uscire dai luoghi celesti: “Ciascuno invece è tentato quando è trascinato e adescato dalla propria concupiscenza. Poi quando la concupiscenza ha concepito partorisce il peccato e il peccato, quando è consumato genera la morte” (Giacomo 1:14-15).
È vitale allora farsi trovare …

“Vi era in Gerusalemme un uomo di nome Simeone; quest’uomo era giusto e timorato di Dio, e aspettava la consolazione d’Israele; lo Spirito Santo era sopra di lui e gli era stato rivelato dallo Spirito Santo che non sarebbe morto prima di aver visto il Cristo del Signore. Egli, mosso dallo Spirito, andò nel tempio; e, come i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere a suo riguardo le prescrizioni della legge, lo prese in braccio, e benedisse Dio, dicendo: «Ora, o mio Signore, tu lasci andare in pace il tuo servo, secondo la tua parola; perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, che hai preparata dinanzi a tutti i popoli per essere luce da illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele»” (Luca 2:25).
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“Mentre era in cammino con i suoi discepoli Gesù entrò in un villaggio e una donna che si chiamava Marta, lo ospitò in casa sua. Marta si mise subito a preparare per loro, ed era molto affaccendata. Sua sorella invece, che si chiamava Maria, si era seduta ai piedi del Signore e stava ad ascoltare quel che diceva. Allora Marta si fece avanti e disse: “Signore, non vedi che mia sorella mi ha lasciata da sola a servire? Dille di aiutarmi! Ma il signore rispose: Marta, Marta, tu ti affanni e ti preoccupi di troppe cose. Una sola cosa è necessaria. Maria ha scelto la parte migliore e nessuno gliela porterà via” (Luca 10:38-42). Luca narra questo episodio in cui sono protagoniste Marta e Maria, due sorelle molto diverse tra di loro.
È domanda che ognuno dovrebbe porsi in questo periodo festivo, in cui come per incanto tutti sembrano trasformarsi in esseri buoni e caritatevoli. La suggestione che l’uomo ha creato sul Natale ferma, infatti, per un attimo la routine della vita, anche di coloro che sono sempre indifferenti ai problemi dello spirito, e tutti, anche se per pochi istanti, si lasciano sollecitare dai messaggi di pace e di amore che echeggiano ovunque.
La Chiesa di Cristo è stata istituita con scopi precisi e delimitati. Il loro mancato rispetto fa sì che la Chiesa cessi di essere “di Cristo”, ossia smetta di essere la sposa del Signore.
Quante volte, davanti a un edificio più o meno maestoso abbiamo detto: “Che bella chiesa!”, oppure “andiamo in chiesa”. Ebbene non è un impiego corretto del termine. E non è esatto neppure usarlo per indicare una struttura articolata e gerarchica o un’organizzazione religiosa.
I Testimoni di Geova sostengono di essere gli unici a predicare e a diffondere la conoscenza del vero nome di Dio. Essi si definiscono gli esatti interpreti del nome divino che, nella nostra lingua, sostengono essere “GEOVA”.